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Dopo aver analizzato come la Grande Guerra abbia stravolto il tempo storico e collettivo, vorrei spostare l’attenzione sul piano letterario e psicologico, dove il tempo subisce una rivoluzione altrettanto radicale. Il perfetto punto di incontro tra letteratura, psicologia e tempo è rappresentato da Italo Svevo e dal suo capolavoro del 1923, La coscienza di Zeno.

Con Svevo, la letteratura italiana abbandona definitivamente la struttura del romanzo dell’Ottocento, dove gli eventi scorrevano in ordine cronologico lineare (prima il passato, poi il presente, infine il futuro). Svevo introduce una concezione completamente nuova, fortemente influenzata dalle teorie della relatività di Einstein e dalla psicoanalisi di Freud: il concetto di “tempo misto”.

Il protagonista, Zeno Cosini, scrive un diario sotto forma di autobiografia come terapia psicologica. Nel farlo, la sua mente non segue il calendario, ma la memoria e le emozioni. Come funziona questo “tempo misto”?

  • Il passato e il presente si fondono: Nella mente di Zeno, il passato non è qualcosa di chiuso e sepolto. Quando lui ricorda un evento di vent’anni prima, quel ricordo viene alterato e riscritturato dai suoi sentimenti del presente. Passato e presente si sovrappongono continuamente, rendendo il tempo una dimensione fluida e soggettiva.
  • La struttura del romanzo: Questo si riflette perfettamente nella struttura del libro. I capitoli non sono cronologici, ma tematici: abbiamo il capitolo sulla morte del padre, quello sul matrimonio, quello sull’amante. Zeno salta avanti e indietro nel tempo a seconda di ciò che la sua coscienza decide di analizzare in quel momento.
  • Il paradosso del tempo per l’inetto: Zeno è il perfetto prototipo dell’inetto, l’uomo incapace di vivere pienamente. E la sua inettitudine si manifesta proprio nel suo rapporto distorto con il tempo, il cui simbolo massimo è l’ossessione per l’“Ultima Sigaretta” (U.S.). Zeno rimanda continuamente la decisione di smettere di fumare, legandola a date particolari o compleanni. Così facendo, Zeno vive intrappolato in un eterno presente, incapace di agire e di cambiare il proprio futuro, usando il tempo come una scusa per non decidere mai.

Tuttavia, c’è un colpo di scena finale. Nell’ultimo capitolo, intitolato significativamente “Psico-analisi”, la narrazione torna a seguire le date precise del calendario (siamo nel 1915). Zeno guarisce dalla sua malattia non grazie alla terapia, ma perché si adegua al tempo della storia: capisce che il mondo intero è malato a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, si lancia nel commercio e ottiene il successo economico.

In conclusione, se nella Grande Guerra il tempo era una gabbia di fango e orologi militari, in Italo Svevo il tempo diventa lo specchio della nostra mente. Svevo ci dimostra che il tempo non è quello oggettivo scandito dalle lancette, ma è una dimensione interiore, complessa e frammentata, che l’uomo moderno deve imparare a navigare per non rimanere schiacciato dalla vita.